un thè con te: intervista a FRANCESCA DE SANTIS fotografa

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Torno tra le pagine del mio blog per raccontarvi di una bellissima ragazza che ho avuto l’onore di conoscere nel percorso di ricerca artistica di Simposio eventus.

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Lei sembra una giapponesina incantata dalle meraviglie del mondo… capelli neri,frangetta decisa,sorriso radioso,atteggiamento propositivo.

E’la ragazza della porta accanto con il talento che tutti dovrebbero conoscere.

Francesca De Santis è una fotografa emergente ma ha uno sguardo particolarissimo con il quale immortala il mondo.

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Anche con Francesca ho deciso di prendere un thé telematico…entrambe davanti ai nostri rispettivi computer ci siamo fatte una chiacchierata sul mondo della fotografia…

Francesca qual è per te l’essenza della fotografia?
Fotografia è essa stessa essenza. Essa non viaggia in superficie, ma è via per soddisfare un bisogno profondo di libertà di essere e di comunicare a moltissimi livelli. Con lo scatto fotografico libero, come espressione di creatività e sapere, unicità e universalità, si può trovare e definire meglio se stessi, la propria individualità e allo stesso tempo essere chiunque si voglia, in un gioco di ruoli e infinite possibilità che comincia prima ancora del click nella testa di chi scatta. E’ poter arrivare a esprimere sè e l’opposto di sè. Nessuna fotografia è mai uguale a un’altra, proprio come unici sono gli individui e i modi che ognuno di noi ha per dire qualcosa di sè… E’ magia allo stato puro. Ogni scatto è un preciso, lieve e incisivo sussurro di chi desidera la propria libertà e quella dell’immaginazione, inteso come valore universale. E’ un volo della fantasia e allo stesso tempo è terra solida e materica attraverso cui raccontare.

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 Quali fotografi hanno influenzato il tuo modo di guardare il mondo?

 

Le prime influenze risalgono a una fase antecedente alla presa di coscienza (quella che mi piace definire la mia “rivoluzione copernicana”), dopo la quale la fotografia non poteva per me che imporsi quale abito perfetto e insostituibile da indossare per stare bene. Tra dimostrazioni di matematica e fisica sfogliavo appena possibile quintali di riviste di moda (da Vogue, Elle, Glamour e ho riempito gli occhi e cibato la mente delle immagini di Patrick Demarchelier, Mario Testino, Paolo Roversi, Peter Lindbergh, Herb Ritts (solo per citarne alcuni) che ritraevano le top degli anni ’90 e non solo… Poi è avvenuto l’incontro, fortissimamente voluto, con il maestro Giovanni Albore che, oltre alla tecnica, ha contribuito all’attenzione per il concettuale e al definirsi del gusto estetico e per la composizione che sempre e istintivamente ricerco quando scatto. Sono tanti, anzi troppi i fotografi noti e meno noti, italiani e non, e dei generi più diversi dai quali ormai ogni giorno “prendo” qualcosa: la sensazione è che quel qualcosa mi appartenga da sempre e che si liberi in me a partire dal momento in cui avviene l'”incontro”.

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Cosa significa per te fotografare?

Per me fotografare è sempre e comunque l’occasione per raccontare di mondi interiori riflessi in ciò che è fuori dai nostri occhi. E’ indagine e ricerca, ma anche creare e immortalare il nostro personalissimo paese delle Meraviglie. Ogni scatto è il risultato di un autoritratto. E l’atto del fotografare non può che essere un atto di libertà.

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Quanso scatti quali sono i tuoi soggetti preferiti?
 La scelta di un tipo di soggetto piuttosto che un altro segue il mood del momento, come in un gioco di riflessioni multiple che dà un’immagine sempre diversa quando si modifichi l’inclinazione, ad esempio, delle facce di un ipotetico cristallo o della sorgente luminosa. I fattori sono diversi. Il tutto è comunque sempre finalizzato al progetto, all’idea a cui si vuole dare forma. Detto questo, trovo spessissimo irrinunciabile l’occasione di autoritrarmi. Probabilmente un’esigenza che scaturisce dalla voglia di conoscersi più a fondo e notare così mutamenti, percepire sfumature, aspetti ignoti di sè e poter osservare il tutto da punti di vista ravvicinati e privilegiati. Perciò, non appena il percorso progettuale lo consente, eccomi pronta a essere nel contempo dietro e davanti l’obiettivo. E sempre in questa logica ho fotografato spessissimo mia sorella.

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  Raccontaci il ricordo della tua prima fotografia…

Ecco ritorniamo a mia sorella (sorride)… è stata proprio lei a darmi l’impulso di fermare e registrare quei momenti irripetibili e assolutamente importanti dal punto di vista affettivo. Si, perchè la mia passione per la fotografia nasce proprio nel modo più semplice, ossia dalla “banale” foto ricordo, quando all’età di sette anni m’imposi di ritrarre la mia sorellina che all’epoca aveva soltanto pochi mesi. Tra le mani, una fotocamera compatta (ma che a me non sembrava avere dimensioni poi tanto contenute) e lo spazio di un rullino da 36 pose, perchè riuscissi nel mio intento (ricordo il broncio che mi procurava l’avere a disposizione solo 24 scatti!). Dopo il mio click il mio soggetto, inconsapevole e tenerissimo, occupava solo una porzione laterale di quell’immagine, per giunta sfocata, ma che conservo tutt’oggi nitida e centrale nel mio cuore.

Ho raccontato a Francesca che il mio primo approccio con la fotografia è stato abbastanza simile.Ricordo la gioia immensa che provai quella domenica mattina soleggiata a spasso per l’Italia in miniatura con la compatta di famiglia in mano e tante foto finalmente da scattare.

Che delusione,poi quando  a sviluppo ultimato mi accorsi che non avevo scattato che una fotografia…l’inganno di mio papà che mi aveva regalato la gioia di fotografare l’intera gita fuori porta senza però insegnarmi che non occorreva solo fare click sul pulsante di scatto…ma anche girare la manovella.

Ecco perché la mia amata Nikon D3000 non mi delude mai..è mia! Penso che amare la propria macchina fotografica sia il primo passo per adoperarla nel mondo.

E per tornare a Francesca…vi mostro alcuni scatti che Francesca ha realizzato in uno shooting tutto ILOVEU in una serata Simposio eventus a BORGO EGNAZIA.Protagonista la nostra bellissima modella Floriana…

Giudicate un po’se Francesca non ha la stoffa per affermarsi…io dico di si!

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SIMPOSIO EVENTUS and HOMELESS – TAPPA //borgo egnazia//

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Simposio è una nuova idea di organizzare eventi.

Il simposio era in passato una chiacchierata tra amici che seguiva il banchetto. Dopo le migliori abbuffate di cibo si continuava a stare insieme con in mano un calice di vino per discutere, scambiarsi racconti,intonare canti,danzare,giocare e recitare carmi.

Io e mia sorella Valeria riproponiamo in chiave moderna la voglia di stare insieme per scambiarsi i racconti della settimana appena trascorsa e di quella che sta per iniziare,conoscere nuova gente,allargare i nostri orizzonti.

Simposio è capace di trasformare i locali in realtà capaci di accogliere arte, fotografia, teatro, moda, artisti di strada, musica e cultura in una coppa di vino.

Simposio eventus organizza mostre fotografiche,artistiche,presentazioni di libri,live performance e shooting di moda.

Il nostro occhio di riguardo nell’ideazione delle serate è sempre rivolto alla promozione di realtà locali (artisti,musicisti,imprese) al fine di valorizzare le giovani menti e lo spirito di iniziativa.

Ragazzi che come noi hanno qualcosa da raccontare per rendere speciale questa monotona quotidianità.

A noi baccanti piace incontrare altri giovani con idee come le nostre:è  il caso delle menti di HOMELESS…

HOMELESS (senza casa) è un progetto itinerante, nato dall’esigenza di identificazione con un certo modo di “fare” ed ascoltare musica in giro per la città, INSIEME.
Per questo Homeless, pur non avendo “fissa dimora” è CASA, tutte le volte che due o più persone scelgono di condividere la stessa PASSIONE, di confrontarsi in un LUOGO, in uno SPAZIO COMUNE…
Ma “HOUSE” è anche il genere musicale al centro del progetto, interpretato e rivisitato dagli artisti che via via ne faranno parte…

ECCO LE FOTO SCATTATE AI NOSTRI AMICI OSPITI DURANTE LA SERATA REALIZZATA IN COLLABORAZIONE CON HOMELESS A BORGO EGNAZIA.

THESE ARE HOMELESS PEOPLE

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